Festa della Donna: è davvero una “festa”?

festa della donna Studio Katia Nadalini

Alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna, comunemente chiamata Festa della Donna, mi sono ritagliata un po’ di tempo per leggere alcuni articoli in rete su quello che chiamano in gergo “gender gap”, ovvero “differenza di genere”.

Una doverosa premessa

Tutti la conoscono comunemente come ‘la Festa della Donna’, ma in pochi sanno perché la Giornata internazionale della donna (questo il nome ufficiale della ricorrenza) si festeggi l’8 marzo di ogni anno.

La data dell’8 marzo viene dalla Russia. In quel giorno le donne di San Pietroburgo scesero in piazza, nel 1917, per chiedere la fine della prima guerra mondiale e protestarono contro lo Zar. Le delegate della Seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste scelsero questa come data per la Giornata Internazionale dell’Operaia. L’8 marzo è la data ufficiale della giornata della donna anche per scelta dell’Onu.

Alcune statistiche

E’ alquanto triste, se non addirittura mortificante, leggere dati e percentuali riportati in rete.

Nel 2016 la Commissione Europea ha osservato che “le donne sono ancora sotto rappresentate nell’occupazione ma sovra rappresentate negli impieghi a tempo parziale e nei settori meno retribuiti; le loro retribuzioni orarie sono inferiori, anche quando si esegue lo stesso lavoro, anche se in termini di livello di istruzione esse hanno sorpassato gli uomini”.

Questo può essere un fattore discriminante non solo nell’immediato (minor indipendenza economica delle donne rispetto agli uomini), ma anche in un futuro (il trattamento pensionistico risulterà un domani inferiore per la donna rispetto all’uomo).

Questo mi porta a fare alcune riflessioni generali.

Sfera culturale

Ancora oggi (2018) esistono stereotipi che sono durissimi a morire; nella quotidianità parlare di chirurgo, ad esempio, lo si fa presupponendo che sia maschio, mentre infermiere è usato principalmente al femminile.
Questa è una discriminazione che ho sempre rifiutato!
Quando annunciai che volevo fare una scuola tecnica, allora esclusivamente maschile, è come se avessi annunciato di voler intraprendere la strada dell’associazione a delinquere!
Ebbene si! Io una donna, che non voleva fare la scuola per segretaria d’azienda!
Ma sarai mica diventata matta?! E la famiglia? E i figli? Come puoi pensare di fare carriera in un mondo maschile essendo destinata, per qualche inspiegabile e recondito motivo, alla vita domestica? Dove sta scritto che la condizione di donna debba portare automaticamente a rivestire ruoli minori o di minor prestigio o in ogni caso meno impegnativi rispetto ad un uomo?
Lessi tantissimo tempo una frase riferita al Ministro Tina Anselmi (prima donna ministro in Italia). Un suo collega congratulandosi con lei disse “Siamo felici di avere con noi il ministro Anselmi, che benché sia donna, ricopre così degnamente il suo incarico”.

– Lascio a voi ogni commento.

Libera scelta o scelta obbligata?

Purtroppo le donne sono in qualche modo costrette a rinunciare al loro lavoro, alla loro carriera, proprio per questioni legate all’incompatibilità dei due mondi, lavoro e famiglia. Ma non sempre è una scelta “libera”. Molte donne sono obbligate a causa della quasi mancanza di quantità e qualità dei servizi all’infanzia, oltre che una poco diffusa cultura del congedo di paternità. Perché non può essere il padre ad usufruire del congedo? Un papà che decide di restare a casa con il figlio, dando la possibilità alla compagna di tornare al lavoro, fa di lui forse un uomo meno “uomo”?

Non dimentichiamo la violenza di genere

Chiamata dai media femminicidio, è un dato purtroppo ancora enorme, che la normativa italiana non è in grado di arginare, almeno non ancora. Oggi la normativa prevede l’arresto in flagranza obbligatorio per i reati di maltrattamenti in famiglia e stalking.
In flagranza di reato è un po’ come pensare di fare prevenzione sulla sicurezza partendo dall’infortunio appena occorso. Mi fermo qui.

Mi resta purtroppo la sensazione che nonostante si sia fatto un lungo cammino, il gender gap è ancora troppo ampio:

  • dal punto di vista retributivo sul lavoro
  • difficoltà nel riconoscere gratificazioni professionali fuori e dentro casa
  • mancanza di tutela e di sicurezza per le donne.

Cosa farò io nella Giornata Internazionale della Donna – festa della donna?

Beh, sarò al lavoro. Un lavoro tipicamente ancora maschile (consulente aziendale per la sicurezza), insieme a mia figlia per continuare a migliorare la mia, anzi la nostra, attività. Per continuare un cammino intrapreso da più di vent’anni con convinzione e determinazione. Ah dimenticavo! Tutto questo mi è stato possibile perché alle spalle ho avuto una grandissima donna: mia madre!

A tutte le mie lettrici donne, auguro una buona “Giornata Internazionale della Donna”!

– Katia Nadalini

Share:

Potrebbero interessarti...

Mense aziendali COVID

Green Pass per mense aziendali

Attraverso una FAQ del Governo, Palazzo Chigi ha specificato che “per la consumazione al tavolo al chiuso i lavoratori possono accedere nella mensa aziendale o

Calendario corsi Settembre/Dicembre 2021

CORSO SICUREZZA LAVORATORI FORMAZIONE GENERALE06 SETTEMBRE 2021 – DALLE 9.00 ALLE 13.00 RISCHIO BASSO06 SETTEMBRE 2021 – DALLE 9.00 ALLE 18.00 RISCHIO MEDIO06 SETTEMBRE 2021

Scarica l'ultimo Libro di Katia Nadalini "Il grido nel silenzio" in formato PDF

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy e cookie policy. Clicca ok per proseguire la navigazione e acconsentire all’uso dei cookie.