“A Norma di Buonsenso” – N. 02 del 16/09/2026
C’è un momento, nella vita di ogni azienda, in cui compare una nuova voce in agenda.
“Corso Datore di Lavoro”.
A quel punto iniziano le domande.
«Quanto dura?» «Si può fare online?» «È obbligatorio proprio adesso?»
E, inevitabilmente: «Ma io queste cose le so già.»
Che, tradotto dal linguaggio aziendale, spesso significa: gestisco questa impresa da vent’anni, possibile che qualcuno debba spiegarmi come si fa?
Domanda legittima.
Il punto, però, è che la formazione del Datore di Lavoro non dovrebbe essere letta come una specie di patente di buona condotta da ottenere per poter continuare a fare ciò che si è sempre fatto. Può diventare, se costruita bene, un’occasione molto più interessante: fermarsi per qualche ora, uscire dalla logica dell’urgenza quotidiana e guardare l’azienda con occhi diversi.
Ed è proprio qui che la formazione in presenza può fare una grande differenza.
Non è solo una questione di contenuti
Quando si parla di formazione, si tende a ragionare soprattutto in termini di programma.
Normativa. Ruoli. Responsabilità. Organizzazione della prevenzione. Valutazione dei rischi. Formazione dei lavoratori. Vigilanza. Gestione delle emergenze.
Tutto corretto.
Ma una buona formazione non vive soltanto nei contenuti. Vive anche nel modo in cui quei contenuti vengono messi in relazione con il lavoro reale.
Ed è qui che la presenza ha un vantaggio evidente.
Perché in aula si può interrompere.
Si può chiedere.
Si può discutere.
Si può dire: «Aspetti, da noi succede esattamente questo».
E da lì, spesso, parte la parte più utile del corso.
Non quella prevista nella slide numero 42.
Quella che nasce da una situazione vera.
Il Datore di Lavoro non ha bisogno soltanto di “sapere la norma”
Chi guida un’azienda prende decisioni continuamente.
Decide tempi, risorse, investimenti, organizzazione, priorità, responsabilità.
E molte di queste decisioni hanno effetti diretti anche sulla salute e sicurezza.
Per questo la formazione del Datore di Lavoro può essere molto più utile se viene impostata non come una lezione frontale sul D.Lgs. 81/2008, ma come un momento per comprendere come la sicurezza entra davvero nelle scelte di gestione.
Per esempio: cosa significa affidare un compito a un preposto? Basta nominarlo o bisogna anche metterlo nelle condizioni di vigilare? Cosa succede quando una procedura rallenta talmente il lavoro che nessuno la applica? Quanto costa davvero una formazione inefficace? Che differenza c’è tra avere un DVR aggiornato e avere un’organizzazione che usa davvero il DVR?
Sono domande che funzionano molto meglio quando possono essere discusse. E la discussione, in presenza, ha ancora un valore che difficilmente può essere sostituito.
L’aula permette di scoprire che i problemi degli altri assomigliano molto ai propri
Uno dei vantaggi più sottovalutati della formazione in presenza è il confronto tra partecipanti.
Un Datore di Lavoro racconta un problema con i preposti.
Un altro dice: «Da noi succede uguale».
Un terzo aggiunge che il problema non è il preposto, ma il fatto che nessuno gli lascia tempo per fare il preposto.
A quel punto il corso smette di essere un corso.
Diventa un laboratorio.
Ed è proprio questo il valore.
Perché molte criticità aziendali sembrano uniche finché non vengono raccontate ad alta voce.
Poi si scopre che ricorrono ovunque: persone nominate ma non accompagnate, formazione fatta “perché va fatta”, DPI comprati ma poco usati, procedure corrette ma scomode, riunioni che esistono più nei verbali che nella realtà.
Il confronto permette di vedere meglio i propri problemi. E qualche volta anche le proprie scuse.
In presenza si può fare una cosa rivoluzionaria: fare domande
Può sembrare banale, ma non lo è.
In molti percorsi formativi fruiti a distanza si ascolta, si procede, si completa.
In aula, invece, si può chiedere immediatamente:
«Questo vale anche per noi?»
«Se ho un dirigente cambia qualcosa?»
«Se il preposto non segnala, di chi è il problema?»
«Come faccio a capire se una procedura è davvero applicabile?»
«Come distinguo un problema organizzativo da un comportamento scorretto?»
Domande che difficilmente sono standard.
E proprio per questo hanno valore.
Un Datore di Lavoro non ha bisogno di ricevere soltanto risposte generiche. Ha bisogno di capire come tradurre un principio dentro la propria realtà aziendale.
La formazione in presenza rende questo passaggio molto più naturale.
Anche il docente deve fare la sua parte
Naturalmente, “in presenza” non significa automaticamente “efficace”.
Quattro ore di slide lette ad alta voce restano quattro ore di slide lette ad alta voce, anche se docente e partecipanti si trovano nella stessa stanza.
La presenza diventa davvero utile quando viene sfruttata.
Con casi reali.
Con domande.
Con esercitazioni.
Con scenari.
Con piccoli lavori di gruppo.
Con esempi presi dalla quotidianità aziendale.
Con situazioni che costringono a scegliere.
Per esempio: un lavoratore esperto non usa il DPI. Che cosa fate? Un preposto vede una deviazione dalla procedura ma la tollera perché “si è sempre fatto così”. Come intervenite? Un near miss non viene segnalato perché nessuno vuole problemi. Che messaggio sta passando l’organizzazione?
A quel punto il Datore di Lavoro non ascolta soltanto. Decide.
Ed è lì che la formazione comincia a diventare gestione.
La formazione in presenza mostra anche ciò che non era previsto nel programma
C’è un altro vantaggio: la possibilità di osservare le reazioni.
Un partecipante si irrigidisce davanti a un certo tema.
Un altro fa una domanda molto specifica.
Un altro ancora racconta una situazione che apre un problema completamente diverso.
Un docente attento può cogliere questi segnali e adattare il percorso.
Può approfondire un tema.
Può semplificarne un altro.
Può trasformare un dubbio in un caso utile per tutti.
È una flessibilità molto importante, soprattutto quando si lavora con Datori di Lavoro che provengono da settori diversi e hanno responsabilità organizzative molto concrete.
Perché il vero valore della formazione non è soltanto “coprire il programma”.
È fare in modo che quel programma parli a chi è seduto in aula.
Il tempo sottratto all’azienda può diventare tempo guadagnato
La prima obiezione, naturalmente, resta sempre la stessa:
«Non ho tempo». Comprensibile.
Un Datore di Lavoro ha quasi sempre qualcosa di urgente da fare.
Proprio per questo, però, alcune ore fuori dalla routine possono avere valore.
Perché obbligano a fermarsi. A riflettere.
A guardare l’azienda non soltanto dal punto di vista della produzione, ma anche da quello dell’organizzazione.
E può emergere qualcosa di molto concreto: una responsabilità non chiara, un ruolo non definito, una procedura da rivedere, una formazione da ripensare, un rischio gestito più per abitudine che per scelta.
In quel momento, il corso smette di essere “tempo perso”. Diventa tempo investito.
Il vero rischio? Fare il corso e non cambiare niente
Il problema non è frequentare un corso obbligatorio. Il problema è uscirne esattamente come si è entrati.
La formazione del Datore di Lavoro può invece diventare utile proprio se riesce a produrre almeno una conseguenza concreta. Una domanda nuova. Una verifica da fare. Un ruolo da chiarire. Una procedura da rivedere. Un confronto da aprire con RSPP, preposti o lavoratori. Una priorità da cambiare.
Non serve uscire dall’aula con una rivoluzione aziendale.
Basta anche una decisione migliore.
In presenza, soprattutto, si può parlare di azienda vera
E allora, presenza o semplice adempimento?
La domanda forse non è nemmeno se la formazione in presenza sia “migliore” in assoluto.
La domanda è: che cosa vogliamo ottenere da quelle ore?
Se l’obiettivo è arrivare in fondo al programma, esistono molti modi per farlo.
Se invece vogliamo che un Datore di Lavoro esca con una maggiore consapevolezza del proprio ruolo, con qualche dubbio utile in più e con la voglia di verificare come funzionano davvero alcune cose nella propria azienda, allora la presenza offre uno spazio che vale la pena usare bene.
Perché stare nella stessa aula significa potersi confrontare.
E confrontarsi significa anche accettare di sentirsi dire che qualcosa potrebbe essere organizzato meglio.
Che, ammettiamolo, è già una forma piuttosto avanzata di prevenzione.
Alla fine, l’attestato arriverà comunque.
La parte interessante è capire che cosa arriva insieme all’attestato.
Se resta soltanto un foglio, abbiamo fatto formazione.
Se cambia anche solo una decisione concreta, abbiamo fatto qualcosa di molto più utile.


