“È andata bene.”
Tre parole che, in molte aziende, chiudono situazioni che meriterebbero di essere analizzate a fondo.
Stiamo parlando dei near miss, i quasi-incidenti: eventi in cui qualcosa stava per andare storto, ma per una combinazione di fattori — spesso pura fortuna — non ci sono state conseguenze.
Il problema?
Nella maggior parte dei casi, questi episodi non vengono registrati, né analizzati.
Perché i near miss sono fondamentali
Un near miss è, a tutti gli effetti, un incidente mancato.
Le cause sono le stesse. Cambia solo il finale.
Ed è proprio questo a renderli così preziosi:
- permettono di individuare criticità senza pagare il prezzo dell’infortunio
- sono molto più frequenti degli incidenti
- offrono dati concreti per migliorare il sistema di prevenzione
In altre parole: sono segnali anticipati di problemi reali.
Perché non vengono segnalati
Non è (solo) disinteresse.
Spesso il problema è culturale e organizzativo:
- paura di essere giudicati o colpevolizzati
- convinzione che “tanto non è successo niente”
- sistemi di segnalazione complessi
- assenza di feedback
Il risultato è sempre lo stesso: occasioni perse.
Come trasformarli in uno strumento utile
Per utilizzare davvero i near miss, servono alcune condizioni chiave:
- un clima non colpevolizzante
- sistemi di segnalazione semplici e veloci
- analisi concrete, non burocratiche
- restituzione dei risultati
Quando questo accade, cambia tutto: le persone iniziano a segnalare, il sistema migliora e gli incidenti diminuiscono.
Approfondisci nel podcast
Nel nuovo episodio di Sicuramente al Lavoro, affrontiamo il tema in modo pratico, con esempi reali e soluzioni applicabili.

