Microclima

Katia Nadalini - misura la qualità dell'aria in ufficio microclima

Microclima e qualità dell’aria in ufficio e negli ambienti chiusi in cui trascorriamo la maggior parte del nostro tempo.

Da oltre un anno oramai siamo ossessionati dagli ambienti chiusi per la potenziale diffusione del SarsCov2: si sono creati algoritmi più o meno comprensibili per simulazioni della diffusione del “droplet”, le famigerate “goccioline di aerosol”, si è discusso in vari “salotti”, più o meno tecnici, di sanificazione, ventilazione, gestione degli impianti di condizionamento (che peraltro dovevano già da tempo essere oggetto di attenzione in termini di manutenzione).

Sembra che l’avvento del COVID19 abbia risvegliato le coscienze per quanto riguarda il benessere dei luoghi di lavoro, in particolare quelli chiusi come gli uffici.

La qualità dell’aria però è un tema noto e caro da tempo, tanto quanto altri argomenti (come il microclima nei luoghi di lavoro), a chi come me si occupa di ergonomia.

Troppo spesso ci dimentichiamo che esistono altri fattori di rischio aerodispersi che possono influire non solo sulla salute dei lavoratori, ma anche su quello che, in termini più ampi, fa riferimento al benessere lavorativo: virus, batteri, funghi, muffe, acari, pollini (negli ultimi decenni, in Europa, è aumentata la prevalenza di reazioni allergiche respiratorie indotte dai pollini), formaldeide, polveri sottili… c’è bisogno di continuare?

Circa il 90% della giornata lo trascorriamo in ambienti chiusi: a casa, al lavoro, in auto o sui mezzi.

Un recente studio ergonomico ha rilevato che una cattiva qualità dell’aria e del microclima degli ambienti indoor lavorativi comporta fino al 20% del tempo perso per malattia degli operatori, causando quella che viene definita la SINDROME DELL’EDIFICIO MALATO (SBS): le manifestazioni cliniche sono aspecifiche (mal di testa,  irritazione/bruciore agli occhi, , insorgono dopo alcune ore di permanenza in un determinato edificio e si risolvono in genere rapidamente, nel corso di qualche ora o di qualche giorno (nel caso dei sintomi cutanei) dopo l’uscita dall’edificio.

Una delle più ricorrenti cause di cattiva qualità dell’aria indoor e dell’ambiente termico è da attribuire a problemi e difetti, progettuali e/o gestionali, nella ventilazione e/o condizionamento.

Gli impianti hanno quindi il compito di rimuovere e diluire gli inquinanti e di regolare umidità e calore.

Temperatura e umidità possono avere un’incidenza non trascurabile sull’accettabilità della qualità dell’aria; ad esempio, elevati valori di umidità favoriscono la proliferazione di batteri e acari e la formazione di muffe nei punti freddi dell’ambiente che, oltre al rilascio di sgradevoli odori, creano una situazione ambientale insalubre incrementando il rischio di sviluppare reazioni allergeniche, provocare irritazioni alle mucose bronchiali, disturbi e infezioni alle vie respiratorie.

Al contrario in ambienti con valori molto bassi di umidità si osservano disturbi a carico degli occhi quali bruciore, irritazione, prurito e a carico delle prime vie aeree con intensa evaporazione delle mucose bronchiali e quindi secchezza nelle vie respiratorie e diminuzione delle difese da germi e batteri (i valori ottimali sono tra il 40% e il 60%)

L’impianto legislativo del D.Lgs. 81/2008, contiene alcuni principi piuttosto vaghi su criteri e parametri volti a determinare l’accettabilità dell’aria indoor. In particolare, nell’Allegato IV (punto 1.9.1) sono riportate alcune indicazioni generiche dove, ad esempio, si dice che il datore di lavoro ha l’obbligo di fornire aria salubre in quantità sufficiente, anche ottenuta con impianti di aerazione, e che gli stessi devono essere periodicamente sottoposti a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione per la tutela della salute dei lavoratori.

Microclima | Qualità dell’aria indoor

Ma cosa fare per provare ulteriormente a rendere migliore la qualità dell’aria indoor?

Possono aiutare i sanificatori di ambienti, a patto che siano veramente efficaci e dimensionati in base alle dimensioni dei locali ed al numero di utenti presenti.

microclima qualità aria ufficio

Migliorare la qualità dell’aria significa migliorare il benessere dei propri addetti, ridurre le giornate perse per malattia e significa soprattutto investire sul proprio personale in maniera intelligente.

Creare un microclima sano… anche in questo l’ergonomia ti può aiutare! 

Ma prima dimmi: che importanza dai alla salute dei tuoi lavoratori? E alla tua?

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